Strage di mercato

di Fabrizio de Paoli

È ormai di uso frequente far passare come veritiera la tesi che se i servizi pubblici (statali o locali) sono allo sbando e inanellano tutta una serie di inefficienze, ci vuole il privato che, regolandosi sulle leggi di mercato, faccia sì che il servizio offerto diventi efficientissimo ed anche a miglior prezzo.

Questa vera e propria narrazione non ha mai una reale e pratica attuazione e la vicenda del crollo del ponte Morandi di Genova ne è la prova indiscussa e tragicamente plateale. In questa disgustosa storia troviamo evidenziato il vero obiettivo che il mercato cerca di raggiungere: il monopolio privato. Questa per vari aspetti è la tendenza fisiologica che si ottiene quando i servizi fondamentali (di cui la viabilità è sicuramente tra i più importanti) vengono dati in mano a privati imprenditori (si fa per dire) che fanno il bello e il cattivo tempo, potendo gestire senza alcuna concorrenza e senza alcun tipo di reale controllo, beni pubblici e spesso “obbligati”, come sono ad esempio le autostrade.

 

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Ci domandiamo cosa ci sia di normale in questa vicenda dove migliaia di chilometri costruiti dai lavoratori e dai contribuenti italiani vengono dati in pasto, senza che tiri fuori un euro e compiendo il tutto completamente a debito, ad una azienda che ha delle concessioni che, per durata e tipologia, risultano essere semplicemente scandalose (e colme di omissis), dove gli uomini che hanno gestito il passaggio da Iri ai privati (Gian Maria Gros-Pietro) stranamente ce li ritroviamo presidenti di Atlantia (società dei Benetton che gestisce Autostrade), dopo essersi magicamente trasformati da “boiardi di Stato” in grandi manager privati. Ci domandiamo anche se pezzi di Stato che dovevano controllare queste società si siano mossi in maniera consona alla legge, dal momento che è ormai di pubblico dominio che il gruppo di Benetton venne aiutato a patteggiare un illecito dovuto a irregolarità della società all’estero proprio dal Presidente di Equitalia – Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, che lo salvò da uno scandalo al modico prezzo di una multa di soli dodici milioni, e che divenne in seguito uno dei massimi dirigenti proprio di Atlantia.

Infine ci spieghiamo perché tanti esponenti della società civile nonché importanti esponenti dei più alti apparati dello Stato stiano remando contro le probabili e annunciate ri-nazionalizzazioni di Autostrade quando veniamo a sapere, per esempio, che il giudice emerito della Corte costituzionale, Sabino Cassese, estremo difensore dell’uso privato di una rete stradale (quasi sempre obbligatoria) dove le tariffe costantemente crescono e gli investimenti puntualmente diminuiscono, è stato nel Cda di Atlantia dal 2000 al 2005, per un compenso complessivo che viaggia intorno ai 700 mila euro.

Dulcis in fundo la commissione di indagine sul crollo che era stata inizialmente nominata dal Ministero preposto aveva tra i suoi componenti, in qualità di esperto Antonio Brancich e di Presidente Roberto Ferrazza, entrambi ex membri di un’altra commissione che con un documento del febbraio 2018 aveva certificato l’usura del ponte Morandi con percentuali dal 10% al 20%, quindi non eccessivamente compromesse. Da qui la loro rimozione.

Il mercato è questo: massimo profitto e limite di spesa, ed è così perverso e pervasivo che può arrivare a comprarsi tutto e tutti, comprese personalità di spicco della gestione della cosa pubblica. I cittadini e le persone comuni possono solo essere sicuri se lo Stato (cioè loro) gestiscono e migliorano i servizi fondamentali per ogni essere umano, ricordando che dove finisce lo Stato inizia il mercato, ovvero il mondo illogico sopradescritto.

 

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