La Controrivoluzione del cibo

Relazione per il seminario del 13 Ottobre 2018 – Hotel Portamaggiore – Roma

di Paolo Lo Conte

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L’intento del Centro Studi e dei Patrioti Costituzionali è quello di cogliere più di una priorità sul cibo e sui mezzi di produzione dello stesso. La Rete delle Comunità per la rifondazione dello Stile di vita mediterraneo ha come finalità costituzionale e statutaria la promozione sistemica dello Stile di vita mediterraneo, paese per paese, comune per comune, sulla triplice base del riconoscimento – da parte dell’UNESCO-della Dieta mediterranea (Diaita: “Stile di vita”) come Patrimonio culturale dell’Umanità, dell’Enciclica “Laudato si” di Papa Francesco e del Movimento internazionale Terra Madre, ispirato da Carlo Petrini. La dieta o meglio dire stile di vita, si pone come baluardo contro il globalismo dietetico delle multinazionali e del finanz-capitalismo, che tende a massificare, a unificare i consumi alimentari dell’intero globo in modo che le multinazionali del cibo possano offrire ed imporre i loro prodotti in tutto il pianeta ed abituare i popoli a consumare lo stesso cibo.

Ciò è quello che si deve impedire.

Il cibo va prodotto localmente e localmente va consumato.

La Dieta Mediterranea è un regime alimentare tipico delle zone che delimitano il Bacino del Mediterraneo. I paesi che, “in TEORIA” (ed in seguito capiremo il PERCHE’ di questa precisazione), si avvalgono della Dieta Mediterranea sono prevalentemente: l’Italia centro meridionale, la Grecia e la Spagna centro meridionale; ma non sono esclusi anche: la Francia meridionale, una parte della Croazia, la Bosnia costiera, l’Albania, la Turchia, la Siria, la Giordania, l’Egitto, la Libia, la Tunisia, l’Algeria, il Marocco, Malta e Cipro.

A metà degli anni ’40, durante una breve esperienza da militare vissuta in un paese del Cilentino caratterizzato da un’estrema longevità della popolazione (ovvero Pioppi di Salerno), Ancel Keys intuì che il segreto di quella “salute di ferro” potevano essere la loro DIETA associata ad uno stile di vita ATTIVO. A partire dai primi anni ’50, Keys dette inizio ad un esperimento chiamato “Seven Countries Study”, nel quale prese in esame un campione di 12000 persone, di età compresa tra i 40 e i 60 anni residenti in: Giappone, Stati Uniti d’America, Olanda, Jugoslavia, Finlandia e Italia. Grazie ad un’osservazione clinica lunga un ventennio, lo scienziato si rese conto che i gruppi etnici colonizzanti il bacino del Mediterraneo, grazie ad un’alimentazione PIÙ SALUTARE rispetto a quella americana, avevano una MINOR incidenza di quelle patologie definibili “le malattie del benessere (quindi: sovrappeso, diabete, colesterolo alto ecc.). Negli anni ’70, l’esito dell’esperimento fu poi divulgato negli Stati Uniti con la pubblicazione di un libro (Eat well and stay well, the Mediterranean way) tentando di promuovere le abitudini alimentari responsabili della maggior longevità delle popolazioni mediterranee. In linea di massima, Ancel Keys consigliava soprattutto di: AUMENTARE il consumo di cerali, verdura, frutta, pesce e olio di oliva, e DIMINUIRE quello di carne (soprattutto rossa e grassa) e di zuccheri raffinati.

Grazie alla deduzione di Piroddi, agli studi del nutrizionista americano ed ai successivi approfondimenti di molti altri ricercatori, oggi sappiamo che la Dieta Mediterranea deve la sua efficacia ad alcuni principi alimentari che sono: meno calorie introdotte e più attività fisica, più alimenti vegetali e meno animali, più carboidrati complessi e meno saccarosio, più pesce, meglio la carne bianca RISPETTO a quella rossa, più erbe aromatiche, poco vino rosso piuttosto che altri alcolici, e un consumo SOLO occasionale di dolciumi, insaccati, liquori, burro, formaggio grasso, salse caffè ecc. In termini nutrizionali, tutto ciò si traduce in: una dieta che permette di mantenere il peso NORMALE, un rapporto di proteine e grassi a favore di quelli vegetali sugli animali, più fibre e meno colesterolo, e più antiossidanti.

Non a caso, grazie alle sue proprietà terapeutiche, dal 2010, la Dieta Mediterranea è stata integrata dall’UNESCO fra i “Patrimoni Culturali Immateriali dell’Umanità”.

IL SIGNIFICATO E LO SPESSORE DELLO STILE DI VITA MEDITERRANEO

La Dieta (Diaita) mediterranea è uno Stile di vita generale, fondato su un modello alimentare di lunga tradizione: innanzitutto, la triade pane-vino ed olio tradizionali, legumi, verdure, frutta fresca e secca, modiche quantità di latticini, carni e dolci;

il principio e la pratica del “mangiare insieme”, di denso spessore culturale, antropologico, spirituale e sacrale;

solide pratiche comunitarie e conviviali di vita familiare, amicale e sociale, incardinate nei cicli annuali naturali, economici, civili e religiosi, aperte all’accoglienza, all’ospitalità e al dialogo interculturale e interreligioso, trasmesse di generazione in generazione, in particolare, dalle donne;

un cibo e uno stile di vita sani, puliti e giusti che presuppongono un sistema economico e produttivo, a partire dall’agricoltura e dalla trasformazione dei prodotti basati sulla tutela e la valorizzazione della biodiversità e della sostenibilità ambientale.

Insomma, uno spessore, una frontiera di civiltà.

LA COMPLESSITÀ MULTIDIMENSIONALE DELLO STILE DI VITA MEDITERRANEO

Lo Stile di vita mediterraneo (o Dieta) è una realtà complessa e multidimensionale:

  • la dimensione culturale, antropologica, identitaria, spirituale e religiosa (si considerino le mirabili versioni della Dieta mediterranea nelle tradizioni delle grandi religioni monoteiste);
  • la dimensione familiare, conviviale e sociale;
  • la dimensione alimentare;
  • la dimensione salutistica e sanitaria;
  • la dimensione produttiva ed economica;
  • la dimensione della biodiversità ed ecologica;
  • la dimensione della educazione, dell’istruzione, della formazione e della ricerca scientifica.

Vale a dire, una forte dimensione civica e politica.

TORNARE ALLA RADICI, PER FARE UN BALZO IN AVANTI

Lo Stile di vita mediterraneo non può che essere rinominato, rimappato, liberato, tutelato, valorizzato, promosso, messo in rete, posto a sistema, a partire dalle fondamenta, dal basso, dal territorio: dai singoli portatori di saperi e pratiche resistenti e coerenti, dalle micro-comunità familiari aziendali e territoriali; dai paesi, dai Comuni (uno per uno), a partire dai comuni e comunità più piccoli, rurali e di montagna, in particolare. È un sostrato diffuso, molecolare, in parte carsico, di lunga durata, che pur esiste e pur resiste, pronto a liberarsi e ridiventare civiltà popolare, civiltà mediterranea che rinasce, se adeguatamente intuito, rinominato e sostenuto.

Non è nostalgia, non è passatismo.

Non si tratta di nicchie residuali.

È tornare alla radice, per andare avanti.

Fare un passo indietro, per fare un balzo in avanti.

I 10 GRUPPI DI PROTAGONISTI DELLA RIFONDAZIONE DELLO STILE DI VITA MEDITERRANEO:

In ogni Comune, a partire da quelli piccoli, rurali e di montagna, si (ri)costruisce, si (ri)fonda la COMUNITÀ DELLO STILE DI VITA MEDITERRANEO.

I protagonisti indispensabili, individuabili nei seguenti dieci ambiti, essenziali sono:

  • i contadini, i produttori agricoli, in primo luogo quelli piccoli e piccolissimi;
  • i piccoli trasformatori agro-alimentari;
  • cuochi e gastronomi legati alla tradizione mediterranea;
  • i segmenti resistenti di commercianti e negozianti di prodotti tradizionali, tipici, di qualità, di prodotti buoni, puliti e giusti;
  • tutti i soggetti singoli e associati (giovani e donne attivisti, scienziati ed esperti, associazioni ambientaliste storiche e meritorie, educatori e formatori ambientali, gestori delle risorse e dei nodi della rete ecologica) coerentemente e generosamente impegnati nella tutela e nella promozione della biodiversità e della sostenibilità ecologica di sistema;
  • l’intera filiera dell’educazione, dell’istruzione e della formazione presente nella realtà comunale (tutte le scuole e le agenzie e gli enti di formazione);
  • l’insieme delle istituzioni religiose, a partire dalle parrocchie e dai parroci;
  • gli studiosi locali ( o operanti in loco), gli scienziati e i tecnici locali, gli artisti e i creativi delle varie branche, i letterati e poeti, gli storici e cultori di storia locale ( ve ne sono , dappertutto, numerosi e spesso valentissimi), gli editori locali, gli antropologi collegati variamente al territorio, gli esperti e cultori locali di storia dell’arte, gli esperti della biodiversità locale , i fotografi, i cineasti e video-artisti, i blogger e operatori del web radicati nel territorio, gli esperti di cibo ed enogastronomia tradizionali;
  • le Proloco;
  • le amministrazioni e gli amministratori locali lungimiranti e di buona volontà, sinceramente al servizio delle proprie comunità.

Sono questi i SOGGETTI indispensabili – a partire dalle prime quattro categorie, a partire dai contadini, i primi sapienti della terra-della promozione-rifondazione dello Stile di vita mediterraneo. Non gli OGGETTI di operazioni illuministiche e paternalistiche, se non manipolatorie, magari perpetrate in perfetta buona fede, da parte di avanguardie “illuminate”, velleitarie e presuntuose.

Tutta l’impresa si regge sulla necessità, sulla possibilità di partecipazione attiva e protagonistica, organizzata e permanente, dei SOGGETTI necessari.

Non vi è supplenza che tenga.

Sono loro i soggetti, sono loro i leader, di questa leadership comunitaria, orizzontale, molecolare, dal basso.

Le regioni italiane ed il biologico.(da fonte COLDIRETTI)

Giungono segnali confortanti ed in controtendenza con il passato, nonostante alcuni gravi cambiamenti climatici che hanno influito negativamente, sulla produzione agricola italiana.

Nel 2018 la vendita di prodotti biologici è aumentata del 10,5%, 6 italiani su 10 hanno scelto in quest’anno ed acquistato prodotti biologici di qualità, nonostante le ridotte risorse. Aumentata nel triennio la spesa alimentare piuttosto che i generi voluttuari.

1.800.000 nuovi ettari coltivati bio ed in conversione

Colture in incremento:

Ortaggi – 48.9%

Cereali – 32,6%

Vite – 23,8%

Olivo – 23,7%

Dove? SOPRATTUTTO AL SUD!

SICILIA: 363.639

PUGLIA: 255.831

CALABRIA: 204.831

Il martoriato meridione riparte dalla sua magnifica vocazione! E finalmente la Sicilia rappresenta il capofila di questa rivoluzione.

Intanto, sul fronte del grano duro, incrementano le produzioni di grano duro d’alta qualità, come il senatore Cappelli. Incontrando innumerevoli difficoltà anche di carattere giudiziario.

Lo scorso anno e nel 2018 si è letteralmente dimezzato l’import di grano canadese (che dovrebbe essere trattato come rifiuto speciale) oggetto di “cure al glifosato ed altre porcherie chimiche di resa e raccolta simultanea “.

La tendenza si sta consolidando e sempre più giovani si dedicano alla terra ed alle attività di filiera territoriali, evidenziando nuove conoscenze ed energie: apportando nuove efficaci tecniche e marketing vincente.

I nemici da abbattere

TTIP E C.E.T.A.: DUE MOSTRUOSITÀ DA SCONGIURARE

Da alcuni anni i cittadini italiani, gli agricoltori e tutti i produttori locali, soprattutto nelle eccellenze qualitative, sono di fatto stati sottoposti ad un attacco caratterizzato da molti aspetti negativi. Di fatto la precedente amministrazione USA, esprimente il presidente Obama, per fare fronte da una parte al ridimensionamento di forze geo-politicamente emergenti, sia sul piano economico che militare, ma senza danneggiare le fazioni multinazionali e del capitale finanziario, aveva proposto una serie di accordi “leonini” sia con la Ue ad est, che nel Pacifico al proprio Ovest (TPA).

Tali accordi, se ratificati, avrebbero, sotto una coltre illusoria, permesso di creare qualche rapporto commerciale privilegiato con qualche prodotto o casa importante, con qualche consorzio, ma in cambio di un dominio assoluto del mercato e delle risorse. In pratica una specie di sovra-dittatura commerciale, modello trattati, vincoli ancora più stretti e con un tribunale di parte per la soluzione dei previsti contenziosi, con sede in USA ed a disposizione delle multinazionali. via libera al transgenico, meno vincoli europei e nazionali sul controllo qualitativo meno garanzie per la salute collettiva: un inferno qualitativo alla mercé dei profitti selvaggi a scapito di Popolo, tradizioni ed efficienza collaudata.

Tra l’altro tale accordo era di fatto tenuto segreto e non oggetto di pubblica consulta: perché? Di cosa avevano paura gli oligarchi trans-nazionali?

Ma il TTIP non passò per le contraddizioni sviluppate con l’asse franco-renano (Germania e Francia) e per il cambio di testimone alla casa bianca: Trump era più interessato al rilancio della economia casalinga che garantire rendite di posizione a contesti concorrenti o nemici multinazionali. Molto più interessata, la nuova amministrazione, alla Cina ed al Giappone o alle (spelacchiate) tigri asiatiche, convinto di contenere in altro modo Francia e Germania.

Di diverso gradimento il C.E.T.A., ovvero il ttip alla “canadese”, leggermente più blando, ma ugualmente pericolosissimo per salute e sviluppo locali

Il C.E.T.A. NON HA TROVATO, guarda caso, i duri contrasti che trovò l’antesignano TTIP, calibrato maggiormente sulle convenienze dell’asse carolingio, differentemente dall’impatto che avrebbe in Italia: anzi di fatto starebbe per entrare a regime.

Per nostra fortuna, l’attuale nostro governo in carica è contrario così come è espresso nel contratto di governo.

Ci domandiamo e ci stupiamo come mai nessuna forza ambientalista ha sottolineato questa ulteriore cosa positiva da non trascurare, del governo 5 stelle – Lega? Motivo in più per ragionare e non abbaiare a fascismi immaginari.

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