LA QUESTIONE ECOLOGICA E LA QUESTIONE SOCIALE

di Cataldo Godano

Relazione per il seminario del 13 Ottobre 2018 – Hotel Portamaggiore – Roma

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La fase storico-politica attuale ha bisogno di categorie che permettano una precisa comprensione della realtà. È necessario fare un’analisi della situazione concreta. Innanzitutto possiamo notare come si è creato un campo antagonistico tra i popoli e le oligarchie, e come questa dualità abbia sostituito quella storica destra/sinistra, in virtù della nuova alto/basso. Il paradigma oppositivo orizzontale non è l’unico ad animare l’agone storico-politico, ma è traslabile in quello verticale, come avvenne durante la rivoluzione francese, nella lotta all’Ancien Régime.

A tutti gli effetti le oligarchie hanno già realizzato un superamento delle suddette categorie vista l’intercambiabilità dei partiti di destra e di sinistra e visto il fronte comune che essi fanno a difesa della struttura di potere. Più precisamente, però, bisogna tenere conto dell’abbraccio mortale realizzato da oligarchie e settori reazionari del capitale, quello speculativo-finanziario, e quella che una volta era la sinistra politica. Quest’ultima, armata di retorica “diritto-umanista”, è la migliore maschera che i poteri forti della finanza adottano per perpetrare il loro dominio.

Quindi, da un lato abbiamo: ristretti gruppi finanziari, gruppi massonici e sette segrete che costituiscono una sorta di “steganocrazia” e dall’altro lato: centri di potere oramai neanche tanto occulti (es. Bilderberg), mainstream mediatico, megastrutture tecnocratiche (UE) e Vaticano.

Dall’altro, e in forma subordinata, una nuova forma socialdemocratica “totalitaria” costituisce tutto l’insieme aderente al sistema e al pensiero unico globalista – da Blair, ai Clinton e Obama fino ai vari Prodi e D’Alema; ciò in tutte le sue forme e derivazioni – sia in versione radical-chic altolocata, oppure del cosiddetto “antagonismo” straccione.

Essa è costituita da: lobby, corporazioni, burocrazie sindacali, talune cooperative e associazioni del terzo settore, organizzazioni del femminismo degenerato (nuova ondata) e movimenti degli pseudo-diritti (LGBT, immigrazionismo, ecc.), baronie accademiche e universitarie, centri sociali.

Dal lato dei popoli è dunque fondamentale riunire o quanto meno alleare le tendenze ideologico-politiche principali che fanno capo da un lato all’identitarismo e dall’altro al socialismo, passando anche per il liberalismo originario e le formazioni cattoliche.

Il mondialismo è fondamentalmente contro le identità, di qualunque genere esse siano: comunitarie, etnico-nazionali, sessuali e religioso-tradizionali. Per esso riuscire il più possibile nell’opera di dissoluzione dell’integrità dell’individuo, e delle identità collettive, è un compito superiore a quello del semplice sfruttamento economico. Riuscendo a creare un individuo caotico, inconsapevole di sé e perennemente confuso, il sistema ordo-mondialista crea una specie di “pasta molle” sempre manipolabile, plasmabile e componibile per i propri voleri.

Da punto di vista della questione economico-sociale è sotto gli occhi di tutti l’impoverimento complessivo dei popoli d’Europa, il restringimento della cosiddetta classe dominante ad un gruppo sempre più piccolo, l’allargamento e l’appiattimento della classe dominata ad una massa sempre maggiore. La questione fondamentale è il recupero del primato della politica sull’economia e del capitale produttivo su quello finanziario. Va ripensato il sistema della moneta recuperandone la concezione prettamente convenzionale che essa ha avuto nella storia, fino ai processi cominciati con l’avvento della Banca d’Inghilterra (1694). Di conseguenza vanno adottate tutte le politiche necessarie per eliminare il sistema del signoraggio bancario e della moneta a debito, fino alle scellerate politiche dell’Eurozona (Trattato di Maastricht, patto di stabilità, fiscal compact, Eurogendfor, …).

Strettamente connessa ai temi di carattere economico, mi preme intervenire sulla questione ambientale. Bisogna dapprima sottolineare come questa non ha connotazioni puramente ‘ecologiche’, le sue implicazioni investono temi di natura fondamentalmente economica ed in sintesi la questione del modello di sviluppo.

Già dai primi anni ‘70 si era messa in luce l’esistenza dei limiti dello sviluppo, posti dalla “limitatezza delle risorse energetiche” oltre che dalla impossibilità di inquinare il pianeta fino all’esaurimento di risorse ancor più fondamentali (acqua ed aria). La questione fu totalmente ignorata se non addirittura derisa dalla destra, ma anche che dalla sinistra che vedeva in queste argomentazioni una critica al concetto di progresso dell’umanità.

Oggi la critica al concetto di sviluppo è ripresa ed accentuata da molti studiosi ed intellettuali e vede in Serge Latouche uno degli esponenti più prestigiosi di questo filone di pensiero. La critica si fa radicale e persino la stessa economia è vista come una ‘invenzione’ dell’homo oeconomicus, e non come un qualcosa di assolutamente ‘naturale’ come proposto dagli economisti classici. L’idea fondamentale è molto semplice: non può esistere uno sviluppo infinito in un mondo finito! Si rende quindi necessaria una inversione di tendenza, da una crescita dell’economia bisogna necessariamente passare ad una decrescita “felice” maggiormente rispettosa dell’ambiente e della “non economicità” dell’esistenza umana.

L’ipotesi “decrescita” può rappresentare un’utile soluzione anche della questione dell’immigrazione. La strada da percorrere, sarebbe impiegare i fondi per le politiche migratorie in progetti concreti per una “decrescita serena” dei paesi “in via di sviluppo” e per portare ivi la pace vera (e non la guerra sotto mentite spoglie).

Il tema della “decrescita” è strettamente intrecciato a quello a quello della felicità. Stiamo parlando di quello che sin dai primi anni ‘70 è stato chiamato il FIL (felicità interna lorda), come presa in giro del PIL.

 La ricerca sociologica aveva in quegli anni introdotto degli indicatori che misuravano il divario tra i desideri delle persone e la realizzazione di questi. Si scoprì subito che i paesi occidentali sono tra i più infelici al mondo e non perché non si riesce a realizzare i desideri, ma perché le nostre aspettative sono eccessive ed irrealizzabili. Infatti, anche quando qualcuno riesce a realizzarle è costretto a lavorare così a lungo da non avere più tempo da dedicare agli affetti ed alle relazioni interpersonali. Il punto è che la necessità di uno sviluppo sempre crescente crea una enorme quantità di bisogni indotti. Consumare per crescere è il motto ispiratore di una economia costretta ad una crescita illimitata. Per consumare è necessario produrre sempre più reddito, e per produrre reddito dobbiamo indurre altri consumi in persone che non li necessitano – dobbiamo vendere il nostro prodotto! Si crea così una “perversa spirale” creatrice di una “sempre crescente infelicità”. La necessità di una “decrescita” realizza, quindi, “felicità” proprio rompendo questa spirale.

Il finanziamento pubblico della ricerca scientifica deve rappresentare un investimento per lo sviluppo e la diffusione della conoscenza, finalizzato prevalentemente a sostenere la ricerca di base, ma con metodiche nuove che escano fuori dal solco ormai sterile, e spesso addirittura dannoso, del “mainstream scientifico”. Ciò in una fase in cui la “scienza normale” è al suo punto più basso, mentre si è giunti invece alle soglie di una nuova “rivoluzione scientifica” (Thomas Kuhn).

«La “comunità scientifica” è la versione moderna, laica, della comunità religiosa che dominò l’Università medievale” … Non è un caso che il Rinascimento sia sbocciato e fiorito fuori delle Università (…), né che i più feroci persecutori di Galilei siano stati i suoi colleghi, quasi tutti ecclesiastici delle Università». (G. Preparata)

Finanziamenti specifici alla ricerca applicata potranno essere previsti per quei settori applicativi che possono contribuire ad una riconversione ecologica dei processi industriali, cioè alla eliminazione dei processi altamente inquinanti, alla riduzione dei consumi di energia, e materie prime, al trattamento sostenibile dei rifiuti.

In Italia bisognerà realizzare un centro internazionale per la ricerca di nuove fonti non tossiche e rinnovabili di energia, e metodiche correlate, liberamente utilizzabili da tutti i paesi: IDEA Research Center (INTERNATIONAL DEGROWTH ACHIEVEMENT _ Research Center). Infatti, il vincente programma di “ricostruzione della materia” con l’utilizzo della teoria quantistica dei campi (Quantum Field Theory), iniziato pionieristicamente dai compianti fisici teorici Emilio Del Giudice e Giuliano Preparata negli anni ’80 e ’90 del XX secolo, trova solo ora la necessaria massa critica di intelligenze e forze. Ciò al fine di attuare una vera e propria rivoluzione tecnico-scientifica del XXI sec., paragonabile ad esempio a quelle della chimica dei polimeri (materie plastiche e materiali compositi) e della meccanica quantistica (elettronica, computer, ecc..) avvenute nel secolo scorso.

Una vera trasformazione e riorganizzazione della nostra comunità, dovrà prevedere anche un vero riassetto dei territori e delle nostre città. Ciò a partire dall’ambiente sociale nel quale siamo immersi e dai sempre più degradati quartieri, divenuti oramai dei veri e propri dormitori. Diversamente, invece, nei centri storici si sono realizzati una sorta di “parchi giochi per turisti”, e in linea più generale si assiste alla fine dell’urbanistica. Sempre riguardo ai territori, notevole è l’assenza dei servizi e dei punti di aggregazione.

Per quanto riguarda il governo attuale, esso va utilizzato al meglio, mettendo a frutto tutti gli spazi disponibili per rendere partecipata e organica la forma democratica. Bisogna vigilare sui movimenti del “dietro le quinte” – potentati finanziari e massonerie – pronti a contrastare o a sussumere una genuina azione governativa “populista/sovranista”. Fondamentale è cominciare un’opera di penetrazione “gramsciana” (egemonia) all’interno delle istituzioni e dei luoghi di lavoro.

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