Tre articoli sul movimento dei “gilet gialli”

 

Di seguito trovate tre collegamenti ad altrettanti articoli sul movimento dei “gilet gialli” scoppiato in Francia in questo novembre in cui il governo italiano è impegnato nella sua partita contro la Ue. Tutti e tre gli articoli mettono in rilievo la novità di un movimento che dà corpo alla ribellione del ceto medio francese al destino di progressivo impoverimento preparato per loro dalla borghesia liberale (di sinistra e di destra) francese.

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«L’odio dei rappresentanti organici della Francia “bobo” (bourgeois-bohème, corrispondente all’italiano radical-chic, ndt) segnala dove si trova la frattura. Questa frattura, e qualcuno non se ne dispiaccia, è una frattura di classe.» (Jacques Sapir, I “giubbotti gialli” e la rabbia delle masse popolari)

 

«Il movimento dei “gilet gialli” … è, in un certo senso, l’esatto opposto di “Nuit Debout“. Questo movimento, semplificando, è stato infatti il primo tentativo – incoraggiato da gran parte della stampa borghese e dal “10%” (vale a dire, quelli che sono deputati ad essere, o si preparano a diventare, la leadership tecnica, politica e “culturale” del capitalismo moderno) – di disinnescare la critica radicale al sistema, concentrando tutta l’attenzione politica su quell’unico potere (seppur decisivo) rappresentato da Wall Street e dal famoso “1%”. Una rivolta quindi di quei metropolitani ipermobili e ultraqualificati … che costituiscono, dall’era Mitterrand, il principale vivaio per la classe dirigente di sinistra ed estrema sinistra liberale … . Qui, al contrario, sono quelli che vengono dal basso a ribellarsi …, i quali hanno già una coscienza rivoluzionaria sufficiente a rifiutarsi di dover ancora scegliere tra sfruttatori di sinistra e sfruttatori di destra.» (Lettera aperta di Jean-Cloud Michéa sul movimento dei gilet gialli)

 

«A mio parere fanno bene a preoccuparsi i pensatori e intellettuali filo-sistema, perché siamo ad una straordinaria svolta storica, si avete capito bene, una straordinaria svolta storica, lontana anni luce dal ‘900 e dalle sue mobilitazioni affluenti nei confronti di un sistema – un modo di produzione – che cresceva, e una parte di esso, il proletariato, chiedeva quota parte per il suo contributo allo sviluppo.» (Michele Castaldo, Francia, novembre 2018: altro che ‘900)

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