È una questione di priorità e realismo

di Sandro Arcais

È vero, lo sappiamo benissimo anche noi di Patriottismo Costituzionale che la soluzione migliore sarebbe uscire dall’euro, meglio se con soluzione consensuale, altrimenti unilateralmente. Ma gli italiani non sanno che la loro crescente povertà e malessere dipende principalmente dal loro utilizzare una moneta straniera. E non lo sanno neanche i gilet gialli francesi.

È vero, lo sappiamo anche noi che, come spiega splendidamente Valerio Malvezzi in un suo recente post su fb, il pareggio di bilancio in costituzione (quella cosa a cui si erge a difensore il nostro presidente) non significa altro che il diritto dei più ricchi a travasare risorse dal basso verso l’alto, e che uno stato civile DEVE fare defict (dopo essersi assicurato la piena sovranità sulla moneta, anche mettendo le redini e il morso alla propria banca centrale). Ma neanche questo gli italiani sanno.

Per rompere la trattativa con la Ue, sbattere la porta e andare via ci vogliono le condizioni adatte. Non basta che certe cose le sappiamo noi, ma le devono sapere anche molti altri. E non solo lo dobbiamo volere noi, ma lo devono volere molti altri. E a saperlo e volerlo dobbiamo essere non solo in tanti, ma in tantissimi.

È una questione di priorità e di realismo.

La priorità del momento storico che stiamo vivendo è la resistenza contro il progetto franco-tedesco di annullare qualsiasi autonomia e indipendenza nella gestione della politica economica (e quindi di indipendenza in tutti i sensi) da parte dello dello stato italiano.

Il realismo dovrebbe essere esercitato nel giudicare le mosse del governo giallo-verde in questa partita.

L’attenzione alla prima (la priorità) dovrebbe far passare in secondo ordine certe uscite salviniane in politica estera, far accettare come necessarie la stretta alleanza con Trump e le abbondanti dosi di liberismo presenti in entrambe le compagini di governo, e altre cose ancora.

Il realismo, dal canto suo, dovrebbe indurre a contemplare con cuore fermo la devastazione che quasi quarant’anni di retorica europeista hanno inflitto a un sentimento di sovranità e interesse nazionali già uscito malconcio da una catastrofica sconfitta nella seconda guerra mondiale e dalla sua (del sentimento) identificazione con il fascismo.

Come si può pensare di affrontare in queste condizioni a viso aperto un moloch che riesce a mettere in difficoltà persino la Gran Bretagna? Con la macchina mass-mediatica nazionale compatta nel parteggiare per la Ue? Con interi settori della politica nazionale che parteggiano per gli aguzzini e invocano lo spread? Con una classe imprenditoriale che strepita compatta e non ha nessuna intenzione di rinunciare a quella istituzione, la Ue, che le ha assicurato l’assoluto dominio di classe a casa sua? Con interi settori del nord che da tempo pensano che se solo potessero liberarsi della “zavorra” del sud potrebbero competere alla pari con le economie di quel nord di cui loro sono il sud? Con uno spread (che la BCE potrebbe governare come ha sempre fatto quando ha voluto) usato come infallibile arma di ricatto? Con i mercati liberati per poter fare a brandelli una economia (alla bisogna, se non obbedisce ai diktat) e trasformarsi così in strumenti di progetti di dominio?

Capirete ora perché noi ci accontentiamo oggi del 2,04% (che nasconde anche una sottile presa per il culo a quella testa tonda e guancia moscia di Moscovici) e non ci uniamo al coro degli scontenti che si stracciano le vesti per l’ “arretramento”, per la “resa”, per la “brutta figura”, per il “teatrino”, ecc. Noi, che siamo gente di poche pretese, per ora ci accontentiamo che nella manovra il governo giallo-verde cominci, per quanto è possibile, a cambiare rotta rispetto alle quarantennali politiche neoliberiste portate avanti dagli eurumani di sinistra e di destra (ma soprattutto di sinistra) e abbia previsto la reinternalizzazione del servizio dei bidelli nelle scuole e la conseguente assunzione di 12.000 persone.

Un commento

  1. Sono d’accordo con Arcais!!Per realismo,per consapevolezza dei rapporti di forza tra i governi del Presidente Conte e i Gauleiter della Commissione europea,si puo’ accettare un deficit minimo eppero’ superiore a quello che la commissione ci voleva far pagare!!Pero’,al tempo stesso,occorre un’attesa attiva,rivolta alla costruzione del soggetto collettivo,tale da attaccare e distruggere la gabbia europea!!!

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