Ciò che ci divide dagli Umani e dai Buoni

Non ha senso e costrutto continuare a ribadire semplicemente la propria posizione in merito alla vicenda della Sea Watch 3 e della sua capitana, eroina degli Umani e dei Buoni. Non ha senso perché non ci porta da nessuna parte, semplicemente verso un crescendo di toni che non hanno al loro culmine nulla di buono. Ecco perché noi di Patriottismo Costituzionale abbiamo deciso di elencare i presupposti sulla base dei quali diamo una valutazione sul fenomeno complessivo dell’immigrazione clandestina e sulle scelte puntuali dell’attuale governo. Su tali presupposti bisognerebbe ragionare con un minimo di regole di condotta che diano ordine e costrutto al ragionamento. È il peso che diamo a tali presupposti ciò che ci divide dagli Umani e dai Buoni. La nostra speranza è quella di diminuire il livello di bontà fanatica e ideologica presente tra gli Umani e riprendere il filo di un aquilone ormai impazzito. Tentare e sperare non costa niente.

 

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Una diversa visione del fenomeno immigrazione nelle sue dinamiche “logistiche”

Noi pensiamo che capire e giudicare il fenomeno dell’immigrazione clandestina non possa prescindere dalla semplice constatazione che per superare un mare di sabbia e un mare di acqua salata è necessaria una logistica ben coordinata. È necessario pensare a un piano prestabilito e a un Grande Burattinaio alla Soros? No. Basta considerare il fenomeno come una domanda creata da una serie di condizioni a cui rispode un’offerta che si crea quale risposta automatica e naturale. La domanda è rappresentata da una enorme massa di giovani che dall’Africa premono per trasferirsi in Europa alla ricerca di un destino migliore. Questa domanda deve però essere accompagnata da moneta, ovvero “se non hai i soldi resti dove sei a sfrugulliare il tuo smartphone in una piazza di Nimamey o di Dhaka”. Ma niente paura, anche se i soldi non ci sono, esiste la finanza buona e umana del microcredito, come quella assicurata da una delle tante ong fondate dagli Umani e dai Buoni, la BRAC, che «offre alle persone in cerca di lavoro all’estero prestiti per emigrare, progettati per soddisfare le esigenze di finanziamento dei lavoratori migranti in modo gestibile e conveniente. Il programma di microfinanza controlla anche la validità dei contratti e dei documenti di viaggio per garantire che i clienti non siano vittime di frodi da parte di agenti non autorizzati. (…) A giugno 2016, BRAC ha contribuito a finanziare 194.000 lavoratori migranti che cercano lavoro all’estero». Messa a disposizione la moneta dal mondo finanziario buono e umano, l’offerta si crea di conseguenza nella forma di una serie di organizzazioni simil-criminali e comunque completamente al di fuori di una gestione controllata del fenomeno secondo regole e leggi, che offrono il loro servizio di trasporto, accoglienza nei punti di sosta, smistamento. Alla fine di questa catena ritroviamo le ong dei Buoni e degli Umani, che vanno a prelevare gli immigrati clandestini sin presso le coste libiche per trasportarli in un porto sicuro e italiano. Sulle condizioni non c’è molto da dire: sono create dal neocolonialismo occidentale, soprattutto francese, in Africa e dalle politiche di destabilizzazione dell’area portate avanti dal trio USA, UK e Francia.

 

Una diversa considerazione del fenomeno immigrazione all’interno dei conflitti intraeuropei

Noi pensiamo che non si possa avere una visione corretta e minimamente completa del fenomeno immigrazione in atto da una ventina d’anni, se non si prende in considerazione il conflitto nascosto, sottotraccia che da decenni è in atto tra gli stati europei, e, nello specifico, il persistente tentativo francese di limitare il peso italiano nel Mediterraneo e quello franco-tedesco di sottomettere definitivamente l’Italia e di cancellarne anche i minimi rimanenti margini di autonomia politica ed economica. In questo quadro gli immigrati sono una delle armi, tra le tante, che vengono utilizzate. Se non si vede questo conflitto, se si legge qualsiasi tentativo dell’Italia di recuperare margini di autonomia e di sovranità, se si considera la sovranità nazionale stessa, come una reliquia del passato fascista, capiamo che la nostra affermazione precedente, «gli immigrati sono un’arma brandita contro l’Italia dai suoi due maggiori “alleati” europei», risulta semplicemente incomprensibile e campata in aria. Ma almeno abbiamo apprestato un terreno controllabile di confronto su cui portare avanti il ragionamento, o almeno in base al quale capirci.

 

Una diversa visione dell’importanza dello Stato e della sua sovranità

Noi pensiamo che lo Stato, i suoi confini entro cui valgono le sue leggi, la sua piena sovranità benché limitata dai principi fondamentali della Costituzione, dagli accordi internazionali sottoscritti “in condizioni di parità con gli altri stati” e dalla realtà di fatto rappresentata dai rapporti di forza esistenti, sia importante, e quindi sia nei limiti del possibile da difendere e ribadire. Senza uno Stato il potere di fatto può dispiegarsi senza limitazioni e al di fuori di qualsiasi regola minimamente contrattata e condivisa. Senza uno Stato che sia formalmente responsabile nei confronti dei cittadini che lo costituiscono, sparisce la seppur minima possibilità di incidere, cambiandole, sulle regole considerate sbagliate. Senza uno Stato c’è la semplice sottomissione a decisioni di altri Stati che non si sentono responsabili nei tuoi confronti. Quello che ti rimane e ottieni è uno stato i cui governanti sono semplici cinghie di trasmissione di decisioni altrui prese in funzione di interessi altrui.

Da questo punto di vista la decisione della capitana tedesca alla guida della corazzata (di umanità e bontà) ong dimostra il livello di debolezza a cui la nostra sovranità è giunta e il carattere del tutto nuovo degli eserciti da cui debba essere difesa, e dimostra il carattere del tutto nuovo delle guerre del XXI secolo.

 

Una diversa considerazione dell’importanza e necessità della coesione culturale di una comunità

Noi di Patriottismo Costituzionale pensiamo che non sia possibile valutare il fenomeno dell’immigrazione clandestina senza tenere nel debito conto che uno Stato per essere tale necessita di una comunità di cittadini uniti da un minimo comun denominatore costituito da un minimo di coesione culturale. Sappiamo che tale minimo comun denominatore non è rigido e fossilizzato, bensì può essere paragonato a un organismo che cresce ed evolve in continua omeostasi con l’ambiente, ma con l’obiettivo vitale di perseguire di continuo un equilibrio di fondo. Un organismo del genere, se sottoposto a stress o a cambiamenti ambientali troppo violenti e improvvisi, non si adatta, bensì, per quanto può, si difende irrigidendosi e chiudendosi. Se la pressione dell’ambiente supera un certo livello, l’organismo viene disintegrato. Per esempio a colpi di prua corazzata di umanità e bontà.

Noi non vogliamo che il corpo sociale italiano venga disintegrato. E pensiamo che molti italiani abbiano questa prospettiva in testa, sebbene in maniera obliqua, nel classico stile della persuasione occulta: non affermo di perseguire la disintegrazione dei confini statali, bensì di volere salvare vite e accogliere, in tutta umanità e bontà cristiana, laica ed europea. E se non sei d’accordo con me, sei contro l’Umanità e la Bontà, perché l’Umanità e la Bontà non possono incontrare limiti, e se li incontrano, li sfondano. Ora, ma in quale epoca storica l’Umanità e la Bontà sono state tanto forti da forzare il Potere e sottometterlo? O siamo entrati in un epoca palingenetica, e non ce ne siamo accorti, oppure, più semplicemente e realisticamente, l’Umanità e la Bontà sono state sedotte e manipolate da un Grande Potere per sbarazzarsi di un piccolo potere che gli si è posto tra i piedi.

Non pensiamo che gli Italiani siano il sale della terra, il popolo eletto destinato a civilizzare il mondo. Ma non pensiamo neanche che gli Italiani siano quella razza tarata da una genetica incapacità a governarsi, e che quindi abbiano bisogno di affidarsi a governanti esterni (o all’«uomo della Provvidenza»), come tanti autorazzisti nostrani pensano. Pensiamo più umilmente che gli Italiani abbiano qualcosa da offrire al mondo, poco o molto che sia, e che lo possano fare solo se continuano a coltivare con cura, rispetto e amore quel comun denominatore che li accomuna, facendolo crescere con equilibrio, adattandolo alle circostanze, aprendosi con misura e consapevolezza, arricchendolo così con nuovi apporti e relazioni.

 

Una diversa visione del rapporto tra leggi dello Stato e leggi internazionali

Noi di Patriottismo Costituzionale pensiamo che non sia possibile valutare con nettezza il fenomeno dell’immigrazione clandestina e il caso specifico che ha visto come protagonista la capitana tedesca speronatrice di barchini della nostra Guardia di Finanza, se non si risolve con chiarezza, coerenza e consapevolezza, ciascuno mettendo d’accordo l’emisfero destro con quello sinistro del proprio cervello, che relazione debba esistere tra diritto nazionale e diritto internazionale. Noi pensiamo che non lo si possa fare se non sulla base della nostra Costituzione, e nello specifico dei suoi Principi fondamentali. Detto in altri termini, l’applicazione del diritto internazionale all’interno dei nostri confini, oltre che negli articoli specifici che affrontano il problema, trova un limite in tutti i Principi fondamentali.

A noi il ragionamento che ne consegue appare semplice: fino a quando una norma dello stato non è dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale, è norma coerente con i suddetti Principi fondamentali, e quindi da appliccare. Con buon senso, misura, ma da appliccare. A quel punto, appellarsi al diritto internazionale per disattenderla è esso stesso atto eversivo. Ci riferiamo chiaramente alla decisione della gip Alessandra Vella, certamente anche lei membro del popolo degli Umani e dei Buoni, che corazzata della missione di difendere l’Umanità e la Bontà messe in pericolo dalla Cattiveria di una legge dello Stato, decide in totale e olimpica arbitrarietà di considerare tale legge anticostituzionale e di sostituirla dalla legge internazionale.

E vabbé!

 

Una diversa visione degli effetti sociali ed economici dell’immigrazione incontrollata

L’immigrazione clandestina incontrollata ha effetti pesanti sul corpo sociale e sui rapporti di forza tra lavoro e capitale. Negarlo significa sbagliare completamente la lettura della reazione in atto nel nostro paese contro la pervicace insensibilità da parte degli Umani e dei Buoni nei confronti delle sofferenze e degli stress indotti nel corpo sociale, in particolare quello più debole già stressato da ormai quasi trent’anni di austerità, da un apparentemente inarrestabile afflusso di genti che abbisognano di tutto e in fondo si aspettano molto, diverse anni luce dal punto di vista culturale, il cui assorbimento, nel caso fosse possibile, abbisognerebbe di ben altre risorse e assetti sociali.

Ma gli Umani e i Buoni non perdonano nulla, non ammettono nessuna debolezza, e nella loro semplicità di giudizio che vede solo individui singoli ognuno responsabile pieno delle proprie azioni e reazioni, discriminano solo tra buoni e cattivi, umani e mostri disumani. Coloro che gonfiano in continuazione la Lega di Salvini con il loro consenso non sono quindi altro che cialtroni poveracci ignoranti razzisti xenofobi chiusi rigidi pigri. In una parola, italiani. E non si accorgono, nel loro fanatismo e totalitarismo liberal-globalista, che il fenomeno Salvini non è altro che il risultato del loro ormai insopportabile ditino accusatorio perennemente puntato contro gli Italiani.

 

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Sulla base di queste considerazioni la nostra valutazione dell’operato del governo in merito al fenomeno immigratorio è positiva. E non ci sorprendiamo o gridiamo allo scandalo o all’incapacità di fronte alle difficoltà, arretramenti, rospi da ingoiare, sconfitte del governo e del ministro più esposto, Salvini, su questo fronte. Noi sappiamo con cosa ha a che fare, conosciamo la forza delle ong, comprendiamo la guerra mediatica e comunicativa che è in atto contro questo governo e, in particolare, l’operazione politico-comunicativa che utilizza l’empatia umana degli Italiani per portare a termine progetti politici di piccolo e grande cabotaggio. Annusiamo il carattere ideologico e totalitario che si intravvede dietro tutto lo stracciarsi le vesti di quelli che chiamiamo Umani e Buoni. Misuriamo l’irresponsabilità di perseguire l’abbattimento di confini e la limitazione della sovranità nazionale in un contesto che sta virando velocemente verso l’esatto contrario in tutti gli stati, soprattutto europei. Non si tratta di essere anti o pro europei, piuttosto di essere realisti e di avere un minimo di preoccupazione per le sorti di questo paese (e dei suoi abitanti), dell’Europa e dell’umanità intera.

 

 

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