Guido Salerno Aletta. Contro il colonialismo finanziario

Con questo post rendiamo disponibile ai lettori del nostro blog un testo prezioso per interpretare le dinamiche strettamente attuali interne ai paesi dell’eurozona, MES compreso. Si tratta di una analisi di Guido Salerno Aletta della deriva dell’assetto finanziario internazionale da Bretton Woods alla situazione attuale, etichettata dall’autore come “colonialismo finanziario”.

Tale colonialismo è il risultato necessario, è la tesi dell’autore, delle persistenti asimmetrie internazionali nelle partite correnti, con nazioni strutturalmente in debito e nazioni strutturalmente in credito. A loro volta, tali asimmetrie sono il frutto di due condizioni fondamentali.

La prima affonda le sue radici negli accordi di Bretton Woods stessi, che hanno fatto del dollaro, una valuta nazionale, la moneta internazionale, aprendo la strada che ha portato gli Stati Uniti a trasformarsi nella spugna della produzione mondiale, e quindi a indebitarsi verso il resto del mondo nella sua moneta allo stesso tempo nazionale e internazionale. In un assetto finanziario di questo tipo, il debito americano era necessario allo svilippo del commercio internazionale, il secondo implicava il primo, con i conseguenti necessari squilibri. E quanto naturale e necessario, in tale sistema, era il debito americano, tanto lo era l’imporsi, in una serie di stati, di sistemi economici specularmente orientati a produrre avanzi commerciali e quindi crediti.

La seconda è ancora più profonda, e sta probabilmente anche alla base della prima, ed è radicata negli strati profondi dell’esperienza millenaria dell’essere umano, l’esperienza della scarsità. L’uomo medio del mondo occidentale avanzato non si è ancora accorto che con lo sviluppo incredibile dei mezzi di produzione cominciata dal dopoguerra la scarsità è finita, ed è cominciata l’era dell’abbondanza. In tale contesto nella gestione dell’economia, nazionale e internazionale, perdono qualsiasi utilità, se mai l’hanno avuta, criteri di valutazione legati a una morale che giudica negativamente la condizione di debitore e positivamente la condizione di creditore. È questa morale dei tempi della scarsità che ha affossato il piano di Keynes di una banca internazionale delle compensazioni, è questa morale che sin dagli anni Ottanta del secolo scorso ha imposto l’idea che la svalutazione monetaria fosse una forma immorale e scorretta di politica commerciale (come parallelamente ha imposto l’idea che il catenaccio e il contropiede fosse un modo immorale di vincere i mondiali di calcio), è questa morale che ha imposto nell’eurozona gli aggiustamenti degli squilibri attraverso l’induzione di una artificiale scarsità nei paesi in debito, ed è infine questa morale attardata ancora al capitalismo ottocentesco che spiega il MES dei nostri giorni.

Buona lettura quindi. E diffondete il Verbo.

Guido Salerno Aletta, Contro il colonialismo finanziario

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