Fottitene del tuo vicino (e poi fottilo)

di Sandro Arcais

Fottitene del tuo vicino. E poi fottilo.

Questa appare essere la filosofia che guida il governo tedesco (e non solo) nell’affrontare la ormai pandemia causata dal coronavirus o, meglio, dal dilagare nel mondo dell’allegra manipolazione di geni, dna ed rna e contemporanea sottovalutazione da parte delle classi dirigenti mondiali delle problematiche sollevate da questa sindrome da apprendista stregone.

In un recente articolo apparso su InsiderOver, a firma di Federico Giuliani, si legge che

La Germania lascia diffondere il virus e concentra le sue risorse soltanto sui soggetti più vulnerabili, usando una sorta di “protocollo di guerra”.

L’idea insomma è quella di lasciare che i tedeschi si contagino a vicenda e si immunizzino naturalmente, puntando su un sistema sanitario più robusto di quello italiano («28mila posti letto in terapia intensiva») e scommettendo «sull’affievolirsi del coronavirus mano a mano che le persone si immunizzano.»

In casi normali, questa potrebbe essere considerata una strategia saggia. L’immunizzazione naturale è per definizione quella più sicura, durevole nel tempo e priva di effetti collaterali negativi, e consentirebbe di concentrare le risorse umane e materiali (i soldi sono un falso problema, avvallato da menti obnubilate dagli incantesimi dell’egemonia culturale conquistata dai creditori) in quei casi che hanno bisogno di maggiore cura, sostegno e attenzione.

Il punto sta proprio qui: è questo un caso normale?

Secondo il Rapporto finale della commissione inviata recentemente dall’OMS in Cina, il 20% dei contagiati deve essere ospedalizzato, tre quarti per trattamenti con ossigeno ospedaliero e un quarto per respirazione artificiale (intubamento) e il ricovero dura da due a sei settimane. La popolazione tedesca supera gli 80 milioni. Secondo il ministro tedesco alla Salute, Jens Spahn, in assenza di un vaccino in tempo rapidi, il 60-70% della popolazione tedesca sarà contagiato dal coronavirus (vedi qui). Il 60% di 80 milioni sono 48 milioni. il 20% di 48 milioni sono 9,6 milioni. 28 mila posti letto a fronte di quasi dieci milioni di tedeschi che potenzialmente potrebbero avere bisogno di terapia intensiva. È chiaro che questi 10 milioni non si ammaleranno tutti contemporaneamente, ma con questi numeri e con la sua rapidità di diffusione (dovuta a quanto pare al fatto che si trasmette per aerosol)ci vorrà molto poco ad arrivare a 28 mila contagiati che necessiteranno di terapia intensiva. Per non parlare di tutti quei casi che ne avranno bisogno per motivi diversi dal Covid-19.

La verità è che nessun sistema sanitario al mondo può reggere l’urto di questa epidemia.

A meno che non si decida consapevolmente di 1) lasciare al loro destino i più deboli, 2) truccare i dati e 3) fottersene dei propri vicini (per poi fotterli).

Il fatto è che le classi dirigenti tedesche (ma le stesse considerazioni sono estendibili anche a quelle francesi, spagnole e di tutti i nostri “fratelli” europei) interpretano il mondo (e l’Unione europea, soprattutto) ancora con le categorie tardo-ottocentesche del darwinismo sociale, secondo cui l’unica legge vigente nei rapporti tra popoli e stati è quella della continua competizione senza quartiere. Ed è bene che sia così, perché la competizione determina la selezione del migliore, del più forte, del più adatto. E il migliore, poiché risultato vincente nella lotta, ha tutto il diritto (naturale e biologico) e si può sentire perfettamente legittimato a dominare e sfruttare i più deboli. Questa legge vale sia all’interno, nelle relazioni tra gli appartenenti a una stessa comunità e popolo, che all’esterno, nelle relazioni tra popoli e stati diversi.

Truccare i dati, usare l’astuzia e la manipolazione della realtà, in questo quadro non è che una tra le tante armi utilizzabili in questa lotta. Fa insomma parte del gioco. Ed è così che qualcosa

nel conteggio dei casi di Francia, Spagna e Germania, non torna: secondo uno studio statistico apparso su Medium i casi dovrebbero essere molti di più. La Francia, che dichiarava al momento in cui scriviamo circa 2200 infetti, teoricamente dovrebbe averne tra i 24mila e i 140mila ovvero uno o due ordini di grandezza superiori rispetto alle osservazioni. Lo stesso ragionamento è valido anche per la Spagna, che ha un numero di casi simile (2200), e la Germania (1900). (vedi qui)

Truccando i dati (conteggiando i morti per coronavirus come morti per polmonite, per esempio) ed evitando di dichiarare l’emergenza sanitaria, si ottengono due risultati, uno ideologico e uno più pratico. Nel primo caso si evita di dover cedere alla necessità di allargare la sfera di intervento dello stato nella regolazione dell’economia e nella produzione, di doversi dedicare allo sviluppo del mercato interno, di dover abbandonare l’impostazione mercantilista e austeritaria e di dover dichiarare il sonoro fallimento del mercato. Nel secondo caso si eviterebbe o limiterebbe la recessione economica (che minerebbe ulteriormente la fede nella religione del mercato).

La strategia tedesca quindi pare essere quella di resistere sino al 16 marzo, quando l’Eurogruppo dovrebbe riunirsi per approvare definitivamente il MES, per poi dedicarsi in tutta sicurezza al “fiero pasto“.

Si credono i più furbi, i più forti, i più adatti. Non si accorgono che ragionano come una tribu germanica dei tempi di Tacito.

Ieri, l’OMS ha dichiarato ufficialmente la pandemia.

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