L.R. Capuana. PAI e PIA – La mossa del cavallo del ministero dell’istruzione

Pubblichiamo un post di L.R. Capuana, docente di inglese in un liceo linguistico della Penisola (Isole comprese). Lo pubblichiamo perché mette a fuoco con una precisione degna del famoso rasoio il gioco della ministro che prima proclama promozioni automatiche a tutti e poi, a tre settimane dagli scrutini, emana una circolare in cui praticamente dice agli insegnanti:

«Cari i miei insegnanti, è vero, vi ho imposto attraverso i dirigenti scolastici di inventarvi la didattica a distanza, sollecitare la frequenza degli alunni, affannarvi dietro quelli spariti, telefonare a genitori, stressarli, inventarvi metodi, strumenti, spiegare, verificare, mettere voti. 

Bene, era tutto uno scherzo: tutto quello che voi e gli alunni che ci sono cascati avete fatto non vale nulla ai fini formali. Che un alunno si sia speso o che sia sparito, va promosso al prossimo anno scolastico. Non si può fare altrimenti. È la legge. Ma non voglio dirlo chiaramente perché se no, cosa potreste pensare di me e di tutti gli appelli che vi ho fatto (e delle minacce fatte attraverso i dirigenti)?

Allora ecco cosa ho pensato insieme allo staff di esperti di diritto del ministero: voi non potete bocciare, ma potete lasciare all’alunno tutte le materie che volete. Anche tutte.

Contenti?

Sì?

Bene, però a una condizione: che attraverso l’elaborazione di un apposito Piano di Apprendimento Integrativo prossimo anno vi impegniate ad aggiungere al vostro lavoro normale del sovralavoro (gratis, naturalmente; del resto l’avete deciso voi di segnalare che quel particolare alunno non ha risposto (come era nel suo pieno diritto, così mi dice il mio staff di avvocati) alle vostre sollecitazioni e alla vostra offerta) per far sì che chi durante la didattica a distanza ha deciso di non partecipare (come era nel suo pieno diritto, così mi conferma il mio staff di avvocati) possa acquisire quelle stesse conoscenze, abilità e competenze acquisite da chi ha deciso di partecipare.»

Guardiamo giù, e purtroppo ancora non vediamo il fondo.

PAI e PIA – La mossa del cavallo del ministero dell’istruzione

di L.R. Capuana

Come può essere più importante rispettare l’obbligo burocratico e non la legge?

Il quesito nasce dal fatto che se si vuole mettere un’insufficienza ad uno studente per quest’anno del signore duemila e venti, ovvero l’anno scolastico che passerà alla storia come l’anno del COVID-19, il docente deve compilare un documento in cui si impegna per tutto l’anno successivo a progettare strategie didattiche volte a colmare le lacune accumulate dal discente in quest’anno e soprattutto durante il periodo di sospensione delle lezioni per decreto che hanno dato vita con impressionante solerzia, da parte dei docenti, alla cosiddetta didattica a distanza o, forse, sarebbe più opportuno definire: didattica d’emergenza.

E’ necessario ricordare che la sospensione delle lezioni rende illegittima ogni forma di valutazione dello studente e, dunque, non si può né effettuare verifiche scritte, né interrogazioni orali. Oltretutto adottando la didattica a distanza è alquanto difficile, se non impossibile, assicurare trasparenza. E comunque non sono sostenute da alcuna validità giuridica in quanto la cosiddetta didattica a distanza non è prevista, non è normata.

PAI (Piano di apprendimento individuale)

Con questo documento, il PAI (Piano di apprendimento individuale) il legislatore ci dice due cose importanti:

  • la prima è che il discente, appunto, non avendo obbligo di partecipazione alla didattica a distanza non può essere penalizzato perché eventuali lacune negli apprendimenti non possono essergli attribuiti;
  • la seconda è che è compito del docente trovare il modo per far recuperare le conoscenze cui il discente ha diritto. E il docente deve impiegare tutto l’anno successivo, se necessario, per raggiungere e far raggiungere al discente quegli obiettivi che gli sono stati preclusi durante il periodo di didattica online. Le suddette disposizioni si possono facilmente verificare leggendo l’ordinanza di riferimento, art. 6, comma 2.

PIA (Piano Integrato degli Apprendimenti)

Assieme a questo documento il legislatore ne ha predisposto un altro, il PIA (Piano di Integrazione degli Apprendimenti), stessa ordinanza, comma 3. Con questo il docente che non ha completato gli apprendimenti – si badi bene, non si fa riferimento alcuno ai “programmi”, nell’ordinanza è scritto “progettazioni e correlati obiettivi di apprendimento”, infatti i programmi ministeriali furono eliminati da Letizia Moratti nel 2003 con la L. n. 53 – dunque, quei contenuti, mettiamola in termini semplici, che il docente durante il periodo di didattica d’emergenza non è riuscito ad impartire ai suoi studenti, dovrà integrarli l’anno successivo. Se necessario durante l’arco dell’intero anno.

Nel caso in cui questo docente non è confermato nel medesimo istituto o nella medesima classe chi prenderà il suo posto si trova in PIA in eredità.

La mossa del cavallo

Se ne può dedurre che il legislatore ammette surrettiziamente, e non potrebbe fare altrimenti, che il discente non avendo alcun obbligo è tutelato e non può essere penalizzato perdendo l’anno e, anzi sta dicendo che è il docente che si deve prodigare per far in modo che il discente non sia privato di quelle conoscenze, com’è suo diritto costituzionale.

Molti docenti oggi protestano perché ritengono questi documenti l’ennesimo aggravio burocratico e una sorta di punizione. In realtà essi sono la conseguenza delle loro autonome scelte. Il legislatore, in questo modo, si è messo al riparo da eventuali ripercussioni giuridiche passando la palla delle responsabilità, ancora una volta, sul campo dei docenti, i quali, si erano scandalizzati all’ovvio annuncio del ministero di non far perdere l’anno a nessuno.

Chissà poi perché i ragazzi avrebbero dovuto pagare per i danni subìti a causa di un’emergenza sanitaria di cui non hanno alcuna colpa?

Nessuno ha obbligato nessuno ad attuare la didattica online, questo è bene sottolinearlo, si è sicuramente fatto leva su un presunto obbligo morale, ma solo dopo che, in massa, gli insegnanti si erano già attivati con afflato materno usando i canali di comunicazione più disparati, persino WhatsApp, e senza minimamente preoccuparsi di questioni di privacy, peraltro, regolati da una legge europea a molti sconosciuta; senza minimamente preoccuparsi di questioni metodologiche e delle risultanze oggettive delle loro scelte istintive; ma, soprattutto, senza minimamente preoccuparsi dei diritti dei discenti tutelati dalla legge. Si è praticata l’anarchia come se fossero chiamati a salvare il mondo, come se stessero andando in guerra.

Il legislatore ha solo messo in atto vari dispositivi per evitare che la responsabilità formale ricadesse sul ministero spostando l’onere su un corpo docente che, ancora una volta, ha dimostrato di non conoscere la normativa, né il CCNL, oppure di essersene infischiato ampiamente.

Il legislatore sta facendo il suo gioco, la mossa del cavallo, appunto; inaspettata, forse, ma neanche tanto perché sono stati così tanti gli annunci e poi le smentite da far intuire quale fosse l’obiettivo reale: non prendersi alcuna responsabilità. Tuttavia, nonostante questo continuo scaricabarile da parte del ministero, i docenti non si sognano nemmeno di fare loro marcia indietro e potrebbero farla tranquillamente perché, dopo tutto, si era detto di rimodulare gli obiettivi tenendo conto della situazione eccezionale.

Ma neanche per sogno e sempre in massa, questa volta però animati non dall’afflato materno di cui sopra, bensì dal sacro furore dell’inquisizione, si stanno compilando i documenti, ma non in osservanza all’ordinanza, affatto, nei documenti si sta scrivendo cosa devono recuperare i discenti durante l’estate autonomamente, stanno assegnando le loro punizioni.

Ma l’ordinanza non prescrive questo.

Allora sembra mancare totalmente la capacità di interpretare la realtà, di leggere i fatti e le loro conseguenze. In pratica, anziché rispedire al mittente il gioco politico messo in atto dall’alto, si stanno facendo mettere sotto scacco.

Buona estate!

Tratto da lrcapuana.com

5 commenti

  1. Ti avevo scritto ieri ma la mia email è andata cancellata.
    Volevo dirti che ho letto attentamente quanto hai scritto tu ed il sig,. Arcasi. Sotto molti punti di vista è condivisibile. Quello che non mi è assolutamente chiaro in entrambi gli articoli, quale posa essere un’indicazione sulla posizione da mantenere.
    Perché verissimo è che la classe docente al giorno d’oggi vale meno del 2 di picche, stretta come è dalle ingerenze sempre più pesanti e pretestuose dei genitori e l’irresponsabilità del ministero (con boiardi pagati 5000€/mese per giocare allo scarica barile).
    Ho letto la tua risposta ad una collega, che di fatto non rimane una risposta. Ergo, fatta la critica, valida, proporre anche delle idee.
    Quindi, scendendo nel pratico, che farai tu ?
    PS: ricordati che insegnare inglese, matematica o italiano non è esattamente la stessa cosa

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    • Gentilissimo Bepi
      “che fare” chiedi. Che poi, tradotto, mi pare, voglia dire che può fare un insegnante il giorno X durante lo scrutinio della classe Y.
      Intanto, separiamo i piani: c’è un piano politico (che è quello in cui si muove l’articolo della Capuana e il mio commento), c’è un piano sindacale (il rischio concreto dell’aumento non retribuito dei carichi di lavoro per il prossimo anno) e c’è il piano professionale. Mi pare che tu ti ponga su questo terzo piano.
      Sono insegnante anch’io, e quindi posso ragionare su tutti e tre i piani. Se ragiono sul terzo piano ti dico come la penso e farò: semplicemente, solleverò a sei tutte le insufficienze, premierò l’impegno di chi ha lavorato e mi attrezzerò per tarare il programma dell’anno successivo, non a recuperare, ma a ripartire da dove ci siamo lasciati con gli alunni.

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