Giuseppe Masala. Il Piano Colao. Arriva la shock economy di Friedman (e senza golpe militari)

L’emergenza determinata dal coronavirus è stata reale. I reparti di terapia intensiva degli ospedali lombardi si sono riempiti per davvero. Ed è molto probabile che, costretti da un sistema sanitario falcidiato da decenni di austerità e dalla velocità di diffusione del virus, nei periodi in cui quest’ultimo ha picchiato più duro i medici si siano trovati nella condizione di decidere chi curare e chi no.

Tutto vero.

Ma è anche vero che molti si sono strofinate le mani con soddisfazione e hanno guardato all’emergenza come a una ghiotta occasione per portare a compimento progetti e agende che stavano solo attendendo il momento propizio. Del resto, è connaturato nel modo di governare del neocapitalismo neoliberista il non sprecare alcuna crisi.

Ecco, uno dei tanti che si stanno dando da fare per sfruttare l’emergenza e gli scenari incerti aperti dal coronavisus è l’ultraliberista.

di Giuseppe Masala

La notizia più importante del giorno ce la dà Milano Finanza: la Commissione Colao istituita al di là di qualsiasi processo democratico, per fare un piano anticrisi – ha presentato il suo Dossier.

Il Punto fondamentale descritto dall’articolista di MF è il seguente: “Il sostegno all’economia dovrebbe passare attraverso la creazione di un Fondo per lo Sviluppo che avrà una dotazione compresa tra i 100 e i 200 miliardi di euro. Lo Stato, le regioni, le province e i comuni conferiranno al Fondo immobili, partecipazioni in società e titoli. (…) Secondo quanto si apprende verrà poi sondata anche la possibilità di attingere a parte delle riserve auree di Bankitalia. E’ previsto che il fondo verrà gestito da CdP. Le sue quote dovrebbero essere messe a garanzia dei crediti erogati alle imprese e dunque assegnate alle banche e vendute agli investitori internazionali e alla stessa Bce”. Cosa possiamo dedurre? Vediamo brevemente:

1. Che lo stato dovrà dare fondo a tutto il suo patrimonio (quello che è rimasto dopo il grande saccheggio degli anni 90). Per raggiungere la capienza prevista dal fondo lo stato dovrà conferire, Eni, Enel, Fincantieri, Leonardo, Anas-Ferrovie. Le Regioni e Comuni tutte le società di servizi di pubblica utilità da quelle per l’erogazione dell’acqua alle municipalizzate dei trasporti, dell’energia elettrica, dello smaltimento rifiuti. Tutto.

2. La cessione delle grandi aziende di stato, che peraltro sono le uniche italiane a mietere successi in tutto il mondo (ultimo caso la costruzione delle Fregate Fremm per la Us Navy da parte di Fincantieri) relegherebbe l’Italia nella serie B delle nazioni. Un danno diplomatico e politico immenso.

3. Non si capisce perchè l’oro di Bankitalia dovrebbe essere conferito al fondo castrando qualsiasi margine di Bankitalia di essere operativa nel caso in cui si tornasse ad una moneta nazionale (cosa che potrebbe accadere non perchè l’Italia esce dall’Euro ma perchè l’Euro si disgrega a causa della rottura definitiva dell’asse franco-tedesco). Inoltre quell’oro potrebbe essere collocato tramite covered bond direttamente sul mercato raccogliendo danaro a tasso negativo perchè simili covered andrebbero a ruba in tutto il mondo. Invece conferendo al fondo non ci sarebbe trasparenza sulla valutazione e sulla resa.

4. Ci sarebbe anche un problema di equità sociale. Il patrimonio dello stato non appartiene alla Razza Padrona degli imprenditori (selezionati dalla politica) che si vedrebbero garantiti i loro prestiti con le quote del fondo ma a tutti gli italiani compresi quelli che non sono imprenditori e compresi anche i cittadini italiani che in questa fase dormono in macchina perchè non hanno una casa. Lo stato e il suo patrimonio non sono della borghesia compradora italiana ma di tutti. Questo è un problema di democrazia che la commissione Colao evidentemente non coglie (le miserie degli studi in materie economiche sono queste).

Insomma, la Commissione Colao composta da tecnocrati ipercompetenti partorisce il solito progetto di saccheggio dello stato italiano a vantaggio di pochi. Evito di sottolineare poi le aderenze di Colao con i mitici “investitori internazionali” che dovrebbero acquistare le quote del Fondo anche se il conflitto di interesse pare evidente.

Non mi soffermo troppo sugli altri punti del piano quali:

1. defiscalizzazione monstre per le sole imprese che si fondono e aumentano il capitale (cioè le grandi),

2. commissariamento con fusione, cessione o liquidazione delle imprese in crisi (le piccole in particolare)

Basta quanto detto per ciò riguarda il Fondo per capire che siamo di fronte alla completa privatizzazione dello Stato a vantaggio della borghesia compradora. Questi punti rafforzano solo il concetto ma non aggiungono nulla di nuovo rispetto a quanto sottolineato.

Infine una parola per la Professoressa Marianna Mazzuccato, componente della Commissione diventata famosa a livello internazionale per aver scritto il libro “Lo stato imprenditore”. Con questo piano ha semplicemente strappato le pagine del suo libro, una ad una, le ha appallottolate, messe in bocca, masticate ed ingollate. Una prece.

P.s. In Cile per imporre il Piano Colao (lì, Piano Pinochet-Friedman) hanno dovuto bombardare il Palazzo Presidenziale de La Moneda, uccidere Salvador Allende ed altre decine di migliaia di persone e instaurare una Junta militare. Qui è bastato mettere quattro scalzacani venduti in una commissione tecnica.

Tratto da L’Antidiplomatico

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